00 24/01/2005 11:29

Scritto da: jk59 21/10/2004 15.45

L'articolo citato ieri dall' amico Curt [SM=x676669]

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La confessione di elsa di Gati


Smettere di fumare è possibile. Lo dimostra l’intervista "terapeutica" a Elsa Di Gati, che il 10 novembre scorso (2003), abbandonati per qualche minuto i panni di conduttrice di Cominciamo Bene, ha confessato a Giacomo Mangiaracina, medico specialista in Salute Pubblica e pioniere della lotta al tabacco, la sua volontà di abbandonare la sigaretta e la frustrazione di non riuscirci.

L’esperienza di Elsa è simile a quella di tanti, è una storia in cui possono riconoscersi tutti coloro che avvertono la loro voglia di fumare come un’autentica prigione psicologica.

Il piacere del fumo si limita, in questo caso, a cinque o sei sigarette, cioè circa la metà di quelle fumate in un giorno. "Le altre sei sono di troppo, ma le fumo lo stesso..." ammette Elsa. Poi le domande cominciano a scavare più in profondità e scopriamo che l’iniziazione al fumo è avvenuta come un atto di trasgressione giovanile ad un divieto imposto dai genitori e in quanto tale, in una logica comune a molti ragazzi, svalutato in partenza.

Ora le cose sono però cambiate, al piacere si è unito il fastidio, il senso di nausea che provoca quella sigaretta superflua ma psicologicamente obbligatoria, la necessità di spegnerla dopo qualche "doverosa" ed inutile tirata.

L’intervista prosegue col tono un po' sofferto di chi, di fronte alla confessione di aver tentato per "lunghi periodi" di smettere ma di non aver resistito, si sente rispondere, da uno dei massimi esperti, che quei tre mesi di rinuncia al fumo sono un tempo massimo "medio", comune a quasi tutti i fumatori che provano invano ad abbandonare le sigarette.

A questo punto si deve guardare in faccia la realtà, ammettere il proprio fallimento. E la domanda inevitabile è "come si sente quando, dopo questi tentativi, riprende a fumare?" e prevedibile è la risposta "ogni volta mi sento un verme...".

Così, a poco a poco, emergono in superficie le ragioni profonde che sono all’origine della frustrazione di Elsa, della sua identità di fumatrice che soffre per la propria dipendenza.

Il fumo è riconosciuto come "compensazione alla solitudine o a qualcosa che va male...". La sigaretta si propone come "conforto" per affrontare meglio le difficoltà, ma è una consolazione falsa, un "premio" inutile che non risolve alcun problema. In effetti chi fuma per rimediare ad una sconfitta è già sconfitto in partenza, perchè vive diviso tra due sentimenti opposti che lottano in lui, ma a fare le spese di questa guerra tra il piacere e il rifiuto, è sempre solo il fumatore.

Ma finalmente l’ultima risposta alle domande del professore Mangiaracina, lascia spazio ad una concreta possibilità: finalmente il fumo è riconosciuto come un vero "problema", in particolar modo se si pensa alle conseguenze.

E quindi l’obiettivo di trovare un punto di partenza per riuscire a smettere di fumare è stato raggiunto.


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[Modificato da jk59 21/10/2004 16.07]